Cime: Qual’è la tecnica migliore per mantenere le performance e prolungarne la vita utile.

Un importante ingrediente per la buona riuscita di una crociera o di una regata è sicuramente determinato dall’efficienza del nostro mezzo e dalla manutenzione che dedichiamo all’attrezzatura e alle cime di bordo.
Ormeggi, drizze e scotte, oltre ad essere strumenti indispensabili su di una barca, sono infatti elementi a cui è legata la nostra sicurezza in navigazione.

Le cime, come tutte le attrezzature nautiche, sono soggette ad una progressiva usura, che con il tempo porta ad una più o meno rapida perdita delle performance iniziali.

Alcuni piccoli accorgimenti e una manutenzione costante ci permettono però di prolungare la vita delle nostre cime mantenendole efficienti e preservandone il più possibile le prestazioni.

Come dobbiamo quindi procedere?

Abrasione, esposizione ai raggi UV e sale marino sono i principali nemici dai quali dobbiamo difenderci. Vediamo ora quali soluzioni possiamo adottare:

1) L’ispezione delle cime di bordo:

Una buona norma, prima e dopo ogni crociera o navigazione impegnativa, è quella di controllare visivamente il percorso di tutte le manovre in maniera da individuare o evitare possibili punti di attrito e abrasione con il resto dell’attrezzatura.
L’ispezione dell’aspetto esterno di una cima, pur non potendo determinare appieno il suo stato di salute, permette di individuare eventuali punti di usura permettendo quindi di prendere per tempo i dovuti provvedimenti.

Figura 1- Un ormeggio chiaramente da sostituire

2) Evitare i punti di abrasione

Per combattere l’abrasione bisogna partire dalla ricerca dei possibili punti di attrito.
L’uscita delle drizze dall’albero e i passaggi delle scotte sono zone a cui bisogna prestare molta attenzione.
Una puleggia che non scorre o lo sfregamento contro un profilo metallico poco arrotondato (ad esempio una coppiglia non protetta) possono infatti danneggiare rapidamente le nostre cime.
Lo stesso riguardo deve inoltre essere prestato alle linee di ormeggio.
Una buona precauzione sarà quindi quella di controllare i punti sfregamento degli ormeggi, evitando accavallamenti e soprattutto proteggendo le parti che andranno a lavorare su anelli o bitte arrugginite.
Un utile elemento di protezione per le cime può essere fornito da calze protettive in Dyneema® o, nel caso di linee di ormeggio, da coperture in pelle.

Figura 2- Un esempio di puleggia bloccata con conseguente punto di usura / Figura 3- Una protezione in pelle su una linea di ormeggio

3) Il lavaggio delle cime e la manutenzione

Il sale, con i suoi cristalli è sicuramente un elemento che oltre ad indurire le manovre tessili, porta al progressivo deperimento delle fibre.
Per mantenere le cime morbide e per preservarne l’efficienza, è quindi molto importante risciacquare con acqua dolce tutte le cime di bordo dopo ogni uscita in mare.
Periodicamente e soprattutto a fine stagione è inoltre consigliato prevedere un lavaggio più accurato immergendo le cime in un recipiente pieno d’acqua ed eventualmente ricorrendo all’uso di detergenti delicati.
La maggioranza delle fibre utilizzate per la realizzazione delle moderne cime hanno una buona resistenza agli agenti chimici, ma per il lavaggio è ad ogni modo sempre consigliato di evitare l’utilizzo di detergenti troppo aggressivi.

La temperatura dell’acqua potrà essere tiepida ma non dovrà mai essere troppo elevata.
L’utilizzo di acqua bollente potrebbe infatti danneggiare le fibre più sensibili alle alte temperature (una regola empirica è quella di non utilizzare mai una temperatura dell’acqua tale da scottare le proprie mani).
Per l’asciugatura, è inoltre preferibile evitare l’esposizione diretta ai raggi solari prediligendo un luogo ombreggiato e ben ventilato.

Il momento del lavaggio può inoltre essere l’occasione per controllare lo stato di salute delle nostre cime ed eventualmente programmare piccoli lavori di manutenzione.

Spesso le estremità delle cime, se non opportunamente fissate con del nastro adesivo o ancor meglio con una cucitura, possono portare ad uno sfilacciamento e all’apertura della treccia.
Durante la manutenzione periodica sarà quindi necessario controllare ed eventualmente fissare le estremità di tutte le trecce, prevenendone così l’usura.

Figura 4- Terminale di una drizza sfilacciato / Figura 5 – Cucitura sul terminale di una cima

4) Il rimessaggio invernale e lo stoccaggio

Durante i periodi di prolungato inutilizzo della barca è importante, ove possibile, mettere al riparo le cime dagli agenti atmosferici e soprattutto dai raggi UV.
L’esposizione ai raggi solari, con il tempo, porta ad una perdita di elasticità e di resistenza delle fibre tessili e per questo motivo è bene evitarla quando non è necessaria.
Un buon rimessaggio delle manovre correnti di bordo prevede la rimozione di tutte le scotte e la sostituzione delle drizze con delle piccole trecce dette messaggeri.
I “messaggeri” andranno trascinati all’interno dell’albero tramite le drizze e una volta sostituito il percorso della manovra da rimuovere, manterranno sempre una guida utile al riposizionamento della drizza ad inizio stagione.
Questa operazione è estremamente utile per effettuare una ispezione approfondita di tutte quelle parti delle cime che normalmente sono nascoste all’interno dell’albero.

Dopo aver effettuato queste operazioni e aver provveduto al lavaggio e ai piccoli lavori di manutenzione occorrerà quindi provvedere allo stoccaggio di tutte le manovre di bordo.

Le cime andranno quindi riposte al riparo dai raggi UV in un luogo preferibilmente areato e con una temperatura secca e temperata.

Tutti questi accorgimenti, oltre a prolungare la vita utile delle nostre cime, ci permetteranno di avere un maggior comfort di utilizzo e soprattutto aumenteranno la nostra sicurezza in navigazione.

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